Una questione di luce
Il blu della Grotta Azzurra non è una suggestione: è fisica. L'ingresso visibile, alto poco più di un metro, è solo una piccola parte dell'apertura. Sotto la superficie si apre un varco molto più ampio, da cui la luce del sole entra filtrata dall'acqua. Il mare assorbe le lunghezze d'onda del rosso e lascia passare quelle del blu, così la cavità si illumina dal basso e la luce sembra nascere dal fondo. Gli oggetti immersi, persino una mano, appaiono argentati per effetto delle microbolle che si attaccano alle superfici. È una luce che cambia con l'ora e con la stagione, più intensa nelle ore centrali della giornata. La collezione grotta azzurra parte da questa idea di una luce che arriva da sotto.

1826, la riscoperta romantica
Per secoli i capresi chiamarono la cavità "Gradola" e la evitavano, convinti che fosse abitata da spiriti e creature marine. Nell'agosto del 1826 il poeta e pittore tedesco August Kopisch e il pittore Ernst Fries vi entrarono a nuoto, guidati dal pescatore Angelo Ferraro. Il racconto che Kopisch pubblicò qualche anno dopo trasformò la grotta in una tappa obbligata del Grand Tour: scrittori, pittori e viaggiatori del Nord Europa arrivarono a Capri cercando quel colore. Da quel momento il blu non fu più soltanto il colore del mare, ma un'esperienza da raccontare. Il tono intenso e quasi elettrico della collezione bluette riprende lo stupore di quei primi visitatori.

Il ninfeo degli imperatori
Molto prima dei romantici, la grotta l'avevano conosciuta i romani. In età imperiale era un ninfeo marino, cioè un luogo dedicato alle divinità delle acque, decorato con statue che emergevano dall'acqua nella luce azzurra. Le esplorazioni subacquee del Novecento hanno riportato alla luce sculture di Nettuno e di un Tritone, oggi conservate alla Casa Rossa di Anacapri. Gli archeologi ipotizzano anche un collegamento con una villa sovrastante, nella zona di Gradola. Quel blu, quindi, era già un fatto estetico consapevole: un'architettura costruita intorno alla luce. A questa continuità tra mito antico e presente si ispirano anima azzurra ed eterna.

La lucertola azzurra dei Faraglioni
Il blu di Capri non sta solo nell'acqua. Sul Faraglione di Fuori, lo scoglio più esterno che i capresi chiamano Scopolo, vive la Podarcis siculus coerulea, una sottospecie di lucertola con il dorso e il ventre blu cobalto. Secondo l'ipotesi più accreditata, l'isolamento sulla roccia e la luce riflessa dal mare hanno favorito nel tempo questa colorazione. È una delle presenze più rare dell'arcipelago, tutelata e visibile solo a chi osserva con pazienza dal mare. È anche la prova che a Capri il blu è una forma di adattamento, oltre che un'immagine da cartolina. Le linee mosse di Onda Azzurra richiamano lo stesso dialogo tra pietra, acqua e riflesso.

Una tavolozza di mari
Basta fare il giro dell'isola in barca per capire che a Capri non esiste un solo blu. Nella Grotta Verde, sulla costa meridionale, il fondale chiaro e la vegetazione accendono riflessi color smeraldo. Sui fondali sabbiosi le praterie di posidonia scuriscono l'acqua fino al blu profondo, mentre le pareti calcaree che scendono a picco la rendono quasi trasparente. Il colore cambia con la profondità, con il vento e con l'angolo del sole: azzurro pallido al mattino, cobalto a mezzogiorno, oro e indaco al tramonto. La collezione Mari segue queste sfumature, mentre Anima Solare ricorda che ogni blu di Capri dipende dalla luce del sole.
Portare con sé un colore
Kopisch scriveva di aver avuto la sensazione di nuotare dentro un cielo liquido. Duecento anni dopo, chi lascia l'isola cerca ancora di portarsi dietro quel colore, che è insieme un fenomeno ottico, un capitolo della storia del viaggio e un'eredità dell'antichità. Un gioiello può conservarlo più a lungo di una fotografia, perché lo si indossa e lo si rivede ogni giorno alla luce. Per scoprire tutte le collezioni nate dal mare e dalla luce dell'isola, vi invitiamo a visitare la nostra boutique online.