Capri imperiale: Augusto, Tiberio e l'isola che governò Roma

Dal leccio rifiorito alle statue della Grotta Azzurra: il decennio in cui l'impero fu retto da uno scoglio.

12/10/2026

Il leccio di Augusto

Racconta Svetonio che, quando Ottaviano mise piede a Capri nel 29 a.C., i rami di un vecchio leccio ormai piegati a terra tornarono a rinverdire. Il futuro Augusto lesse il prodigio come un invito: chiese l'isola a Napoli e in cambio cedette Ischia, più grande e più fertile. Fu una scelta di gusto, non di calcolo. A Capri fece costruire residenze sul mare, come quella di Palazzo a Mare, e vi raccolse ossa di grandi animali preistorici e armi antiche, una sorta di museo privato prima che esistessero i musei. A quel primo sguardo innamorato rende omaggio la collezione AUGUSTO, che dell'imperatore porta il nome.

AUGUSTO
AUGUSTO

Tiberio e la villa sul precipizio

Nel 27 d.C. Tiberio lasciò Roma e non vi tornò più. Per circa dieci anni l'impero fu amministrato da Capri, attraverso dispacci e segnali luminosi scambiati con la terraferma. Tacito parla di dodici ville. La più nota, Villa Jovis, occupa la cima orientale dell'isola a oltre trecento metri sul mare. Il suo cuore non sono le sale di rappresentanza ma le enormi cisterne, perché su un'isola senza sorgenti l'acqua piovana era la prima ricchezza. Le fonti antiche hanno consegnato di lui un ritratto cupo, che gli storici moderni leggono con più prudenza. Resta la severità di quel luogo, a cui si ispira il nome della collezione tiberio.

AUGUSTO
AUGUSTO

Il ninfeo nascosto nella Grotta Azzurra

Quando nel 1826 il poeta August Kopisch e il pittore Ernst Fries entrarono a nuoto nella grotta, guidati dal pescatore Angelo Ferraro, credettero di scoprirla. In realtà i Romani la conoscevano bene: era un ninfeo marino, forse legato alla villa di Damecuta che la sovrasta. Lo ha confermato il fondale, da cui nel 1964 sono riemerse statue di Poseidone e di un Tritone, oggi esposte alla Casa Rossa di Anacapri. Il celebre colore nasce da un'apertura sommersa, più ampia dell'ingresso, che filtra la luce del giorno e la restituisce dal basso. A quella luce guardano la collezione grotta azzurra e le tonalità di anima azzurra.

tiberio
tiberio

San Michele, l'antico ritrovato

Alla fine dell'Ottocento il medico svedese Axel Munthe acquistò ad Anacapri, in località Capodimonte, un terreno con una cappella in rovina e i resti di una villa romana. Scavando per le fondamenta trovò marmi, frammenti di colonne e iscrizioni, e li murò nella casa che andava costruendo, senza gerarchie tra epoche. Sulla loggia pose una sfinge di granito rivolta verso il golfo. Nel 1929 raccontò tutto nella «Storia di San Michele», uno dei libri più tradotti del Novecento. La sua idea, che l'antico vada abitato e non soltanto conservato, è la stessa che anima la collezione san michele.

AUGUSTO
AUGUSTO

Ciò che l'isola ha conservato

Della Capri imperiale non restano palazzi integri: restano muri in opera reticolata, cisterne, gradini tagliati nella roccia e toponimi che gli isolani usano ogni giorno, da Monte Tiberio ai Giardini di Augusto, così ribattezzati nel Novecento. È un'eredità discreta, fatta più di durata che di splendore, e per questo vicina al mestiere dell'orafo, che lavora materiali destinati a sopravvivere a chi li indossa. La collezione eterna nasce da questa idea di permanenza. Chi desidera proseguire il percorso tra storia e forma può esplorare tutte le collezioni partendo da tutte le collezioni.

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